Argentario, in MTB sopra il mare

Nell’estate 2015 ho trascorso due settimane di ferie sull’Argentario. Grazie ad una mountain bike (poco accessoriata, per la verità) ho potuto ammirare le bellezze di questa penisola che si protende nel Mar Tirreno e che offre al ciclista ottimi spunti, ma anche non trascurabili difficoltà dovute all’altimetria ed al fondo stradale in parte sconnesso.

Data la modesta estensione, l’Argentario è un territorio che dal punto di vista ciclistico offre poca quantità, ma molta qualità. Due sono gli itinerari che è stato possibile percorrere con la bici a mia disposizione, una MTB non ammortizzata e montata con pneumatici semislick. Il primo è il giro completo della penisola seguendo grosso modo la linea di costa: 40 km di montagne russe con pendenze talvolta oltre il 20% e 4 km di sterrato piuttosto disagevole, il tutto impreziosito da favolose viste sul mare e sulle vicine isole del Giglio e di Giannutri.
Il secondo itinerario è l’ascesa di 9 km a Punta Telegrafo, una salita bella e poco trafficata (peccato per le profonde buche nell’asfalto della parte alta, chissà che nel frattempo non sia stata sistemata) che prevede il passaggio al Convento dei Passionisti, in stupenda posizione panoramica sulle lingue di terra (tomboli) che collegano l’Argentario alla penisola italiana.
Ai due percorsi proposti vanno aggiunti i 20 km pianeggianti, quasi interamente su ciclabile, che si svolgono tra i tomboli della Feniglia (molto belli i 6 km in pineta!) e la laguna di Orbetello, in un ambiente singolarissimo popolato da daini e fenicotteri rosa. Questo anello può valere come riscaldamento, defaticamento o, per chi non è sufficientemente allenato, anche come itinerario a sé stante.

Un curioso incontro sul percorso ciclabile lungo il tombolo della Feniglia

IL GIRO DELL’ARGENTARIO Il percorso è quello tracciato nell’immagine seguente; punto di partenza e di arrivo è stato Porto Santo Stefano, la località più importante del Comune di Monte Argentario.

Grazie a Strava e Google Maps

Il giro può essere percorso indifferentemente in senso orario o antiorario; io preferivo la prima soluzione per poter percorrere in salita buona parte del tratto sterrato, visto che il mezzo di cui disponevo non mi permetteva di affrontare discese sconnesse con la dovuta disinvoltura. Con il giro orario c’è inoltre la possibilità di riscaldarsi adeguatamente, dato che da Porto Santo Stefano a Porto Ercole la strada è quasi pianeggiante; da segnalare che all’uscita di Porto Santo Stefano è possibile evitare il tratto fino alla località Pozzarello, insidioso per il traffico e le curve strette, sfruttando il vecchio percorso con le gallerie che inizia al porto e rimane sul mare. Altro vantaggio del giro in questo verso è la possibilità di godersi gli ultimi km verso Porto Santo Stefano in discesa, con panorami notevoli.
Come detto, da Porto Santo Stefano fino a Porto Ercole non vi sono difficoltà altimetriche e la strada è larga e ben asfaltata, sia pur piuttosto trafficata. Attorno a Porto Ercole c’è la possibilità di visitare i fortini risalenti all’occupazione spagnola, da dove si godono bei panorami sulle zone circostanti; in questo caso vanno aggiunti al conto alcuni chilometri di salita su acciottolato non proprio agevole.

La vista da Forte Filippo

A Porto Ercole, in corrispondenza di un secco tornante, inizia l’omonima Panoramica; in effetti lo sguardo può spaziare verso il mare e si intravedono prima l’Isolotto e poi Giannutri; solo più avanti sarà visibile anche l’Isola del Giglio. Si guadagna quota con alcuni tratti in salita non particolarmente impegnativa, lasciando sulla destra il bivio per Forte Stella, fino ad una breve e ripida discesa che porta ad un ampio parcheggio. Da qui inizia un tratto decisamente tosto, che costringe chi non è ben allenato a proseguire a piedi; la strada infatti è solo in parte asfaltata, cosparsa di ghiaia grossa e raggiunge pendenze da brivido. Dopo quasi un chilometro si passa ad un vero e proprio sterrato, in buona parte in salita, con un settore centrale pianeggiante.

Ecco cosa ci aspetta una volta lasciata la Panoramica di Porto Ercole

Il cartello che si incontra all’inizio dello sterrato affrontando il giro in senso antiorario

Nell’ultima parte la fatica sarà ripagata da panorami davvero spettacolari, il tutto immerso nell’aroma dei pini marittimi e con il frinire incessante delle cicale. Giunti a circa 180 m di quota si riprende a scendere su asfalto piuttosto grossolano, sia pur con alcune pedalate in contropendenza. Un ultimo tratto in forte discesa ci riporta quasi al livello del mare, e da qui iniziano alcuni chilometri vallonati fino in località Maddalena, dove si affronta l’ultima impegnativa ma panoramicissima salita, intervallata da un breve tratto in cui respirare, che porta ad un valico a circa 200 metri di quota.

Vista sulla zona di Maddalena

Dopo circa 1 km di discesa si può decidere se raggiungere Porto Santo Stefano rimanendo sulla destra oppure svoltare a sinistra e godersi i panorami sul mare; in ogni caso le difficoltà sono praticamente terminate.
Direi che è virtualmente impossibile (ricordo che sto parlando del 2015) completare l’anello con una bici da corsa; i tratti attorno alle due località principali sono ampi e ben asfaltati, ma altre zone presentano come detto asfaltatura grossolana e sterrati in cattive condizioni, che costringerebbero anche il miglior funambolo a scendere e spingere per lunghi tratti, oltre ovviamente al fatto di dover contare su una foratura quasi certa!
Ciò che più mi ha colpito di questo giro è il fatto di transitare per località caotiche e ingolfate d’auto (piccole, per fortuna, si tratta delle già citate Porto Santo Stefano e Porto Ercole) e trovarsi pochi chilometri dopo in contesti quasi selvaggi, con pochissime abitazioni e nessun punto di ristoro. Se il chilometraggio fosse importante, consiglierei un’abbondante scorta di liquidi, crema solare per i tratti esposti al sole, zuccheri e kit d’emergenza vari. Ma riducendosi il tratto “in solitaria” per un discreto cicloamatore a circa un’ora, direi che una borraccia d’acqua può bastare ;-) Se invece lo stato di forma è più… precario, qualche sosta per riprendere fiato sarà da mettere in conto!

L’ASCESA A PUNTA TELEGRAFO Questo itinerario (tra i 30 e i 35 km partendo rispettivamente da Porto Ercole e Porto Santo Stefano) è adatto anche alle bici da corsa, pur essendovi dopo il km 5 tratti che sembrano aver subito un bombardamento per il gran numero di buche presenti nell’asfalto (almeno nel 2015): occhio dunque alla discesa! I primi 4,5 km sono quelli più gettonati; molti si fermano al convento (poco sopra i 300 m di quota) e buttano un occhio sullo splendido panorama che si gode verso i tomboli sottostanti, per poi tornare sui propri passi. È da lì, invece, che inizia il bello, perché subito dopo la strada si impenna e resta impegnativa per i successivi 3 km, fino al bivio con una strada sterrata sulla sinistra che porta ad un croce panoramica. Ma la salita non è finita, perché dopo una breve (e bucherellata…) discesa si riprende a guadagnare quota, sia pure a tratti, fino ad un piazzale sovrastato da una selva di antenne e ripetitori, poco dopo il km 9, a 610 metri di altitudine. Da notare il piccolo varco panoramico tra la boscaglia che si affaccia su un inquietante strapiombo e la strada sterrata, che io non ho esplorato ma che permette, con tratti in forte pendenza, di scendere a Porto Ercole e chiudere così un anello.

Vista sul Tombolo della Feniglia dal convento dei Passionisti

LA CICLABILE TRA ORBETELLO E LA FENIGLIA Il punto di partenza di un percorso ad anello come questo può essere posto ovviamente dove si preferisce. Indico come riferimento il parcheggio della COOP di Orbetello, in quanto si tratta di un luogo facile da trovare e comodo eventualmente per parcheggiare. Pochi metri più in là, lungo la laguna, si trova la ciclabile.
Si prosegue verso il centro di Orbetello (sinistra) sempre su ciclabile fino al punto A, dove c’è un attraversamento pedonale che porta sulla ciclabile dall’altra parte della strada. Dopo alcuni km si trovano le indicazioni per il tombolo della Feniglia (punto B). Da qui si percorrono solo alcune centinaia di metri sulla strada asfaltata e poi si svolta a sinistra verso il primo parcheggio. Dal parcheggio iniziano 6 km bellissimi, tutti in pineta su sterrato leggero, con tanti accessi al mare. Con un pizzico di fortuna si possono osservare i daini.
Nel punto C (dopo il ponticello) si svolta a sinistra e si entra su una strada asfaltata, al primo incrocio si resta ancora a sinistra e poi imbocca la ciclabile in corrispondenza di un cancello che di solito è chiuso (in bici si passa). La ferrovia rimane sulla nostra destra. Da qui inizia il tratto lungo la laguna dove non è difficile scorgere i fenicotteri rosa.
Dopo alcuni km (punto D) la ciclabile finisce (riprenderebbe alla stazione di Orbetello, ma è un po’ complicato trovarla) e con un paio di km sulla statale si raggiunge la rotonda della COOP.
Il percorso è pianeggiante, una ventina di chilometri circa.

L’anello ciclabile attorno alla laguna di Orbetello

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2 risposte

  1. Sandro D'Angeli ha detto:

    Vado in vacanza all’Argentario e faccio spesso questi percorsi. Ottima descrizione dei percorsi. C’è anche quello che passa per “spacca montagna” e raggiunge i due ascensori delle miniere, che si vedono in alto a dx prima del bivio per la spiaggia Feniglia, provenendo da Orbetello

  2. Carlos ha detto:

    Bravo, scritto bene

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