Ciclovagando in laguna

Stanco dei soliti percorsi? Non ti piace la salita? Vuoi aggiungere alle tue pedalate un pizzico di avventura? Porta la bici nella Laguna veneta!

La Laguna veneta rappresenta per me una fonte di percorsi che sembrano ritagliati su misura per i miei gusti: ci si può divertire al cospetto di un paesaggio sempre vario, senza dover coprire chilometraggi stratosferici (come va di moda oggi: per molti se non si prospettano almeno 200 km non vale neanche la pena di tirar fuori la bici!), su strade pochissimo o per nulla trafficate e in un contesto naturalistico straordinario.
Grazie ad alcune vacanze in zona Jesolo ho potuto approfondire la conoscenza dell’ambiente lagunare che si estende subito dietro alla lingua di terra del litorale del Cavallino. È soprattutto la zona di Lio Piccolo, nell’angolo orientale della laguna di Venezia, che mi ha colpito; ma anche le altre minuscole località che punteggiano quel territorio sospeso tra mare e terra offrono scorci belli e inconsueti.
L’accesso a Lio Piccolo avviene attraversando il ponte che conduce nella parte vecchia del paese di Cavallino Treporti. Dopo un altro ponte si svolta a destra e si imbocca via Saccagnana (le indicazioni sono comunque chiare), fino ad un bivio dopo poco più di 1 km, che ci permette di inoltrarci nella laguna svoltando verso sinistra, in direzione Lio Piccolo. Un singolare passaggio tra alcune case che delimitano una corte dei tempi andati ed ecco aprirsi la meravigliosa vista sulla laguna.

Il paesaggio lagunare: sempre vario e interessante!

Qui possiamo ammirare tutti gli elementi che la caratterizzano: le barene, terreni di forma tabulare colonizzati da cespugli e ciuffi d’erba periodicamente sommersi dalle maree, le velme, zone prive di vegetazione che emergono solamente in particolari condizioni di bassa marea, i canali, grazie ai quali la marea raggiunge le zone più interne, le paludi, bacini minori a forma di catino con fondale melmoso e costantemente sommerso e le isole, costituite da terreni mai sommersi dalle alte maree e che quindi consentono l’instaurarsi di colture e insediamenti umani. In questo contesto è facile osservare gabbiani, aironi, cavalieri d’Italia e altre specie di uccelli non particolarmente infastiditi dalla nostra presenza.
La strada è asfaltata, larga poco più di una corsia, ma il traffico quasi inesistente; le poche macchine e i tanti ciclisti (la gran parte pedalatori improvvisati, di tutte le età e nazionalità, a gruppi anche numerosi e sovente su bici elettriche) sono diretti verso la bella chiesetta dedicata a Santa Maria della Neve, dove si trova un ampio piazzale e ci si può fermare a riposare e scattare foto.
Particolarità di molti dei percorsi che si dipanano nella laguna è che a un certo punto la strada finisce, magari sulla riva di un canale o davanti ad un cancello che delimita un terreno privato; non resta in questi casi che fare dietrofront. A Lio Piccolo, invece, c’è un’alternativa all’inversione a U. Esiste infatti la possibilità di compiere un piccolo giro ad anello su uno stretto argine di terra che si insinua nel bel mezzo delle acque salmastre. Per imboccarlo, giunti al termine della strada asfaltata (siamo a poco meno di 5 km dal bivio di Via Saccagnana) si svolta a sinistra su una strada che una cartello indica essere senza uscita.

Qui si imbocca il sentierino. Un grazie a Google maps.

L’uscita invece c’è, ma per raggiungerla bisogna percorrere un sentierino, che talvolta sembra sparire tra gli arbusti, grazie al quale si sbuca alle spalle della chiesetta menzionata in precedenza. Questo breve tracciato è un vero e proprio gioiello, sia perché non c’è nessuna possibilità di incontrare mezzi a motore :-) sia perché si svolge in un contesto straordinario, dove l’ambiente lagunare dà il meglio di sé… anche in termini sciami di insetti ovviamente, ma chi vuole una natura edulcorata può starsene sul divano davanti alla TV! Su questo percorso di poco più di 3 km mi sono divertito UN MONDO a sciogliere le briglie e lanciarmi a capofitto nell’impresa di battere il record (il famoso “KOM”) stabilito in precedenza da un altro ciclista su Strava (per chi non lo conosce si tratta di una sorta di social dedicato ai pedalatori). In questo caso non si è trattato semplicemente di spingere “a tutta” cercando di non badare alla fatica (così si stabilisce normalmente un record…), ma ho dovuto cimentarmi anche in una specie di rodeo nel quale l’animale imbizzarrito era… la mia bici, che più volte ha tentato di disarcionarmi e farmi finire in acqua. Tutto molto bello, un’emozione che non dimenticherò! Questo nel 2016; nel 2019, perso il KOM, l’ho riconquistato sullo stesso anello fatto al contrario! Questa volta ho davvero rischiato di finire in laguna e i graffi che mi sono procurato a mani e braccia non sono stati pochi ;-) ma devo dire che pochi altri percorsi mi divertono così tanto.

Il famoso sentierino ;-)

Questo è Lio Piccolo; ma anche il resto della Laguna veneta orientale (che è quella da me esplorata) è altrettanto bella e varia. Si tratta nella stragrande maggioranza dei casi, come detto, (le Mesole, Lio Grande, Saccagnana…) di strade senza uscita che terminano direttamente… davanti a un canale!

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