Il sentiero geologico di Bad Ratzes

Proprio nel giorno in cui giungevano immagini di code chilometriche davanti agli impianti di risalita dei più gettonati luoghi dolomitici, ho avuto il piacere di percorrere con la famiglia il tranquillo sentiero geologico di Bad Ratzes (Bagni di Razzes), chiamato anche “il sentiero dei geologi”, che partendo dall’omonimo albergo si svolge attorno alla gola del Rio Freddo (Frötschbach). Attenzione: “tranquillo” solo per il numero sostenibile di escursionisti, non certo per l’impegno e il piede sicuro che richiede.
L’escursione, sistemata nel 2006, inizia proprio a fianco dell’albergo Bad Ratzes, a quota 1200, raggiungibile attraverso una strada stretta che parte dal centro dell’abitato di Siusi, sull’altopiano dello Sciliar. Un paio di parcheggi (con possibilità, purtroppo, anche di “sosta selvaggia” a bordo strada…) ci permettono di avvicinarci il più possibile all’imbocco dell’itinerario. Si segue il segnavia 1/1a, lungo il quale troviamo subito la prima di dieci tabelle (un po’ laconiche, a dire la verità) che segnalano le particolarità geologiche dei dintorni. Attraversiamo poi il Rio Freddo grazie a un bel ponte di legno. Ci troviamo in un ambiente che si formò circa 250 milioni di anni fa in un caldo mare tropicale popolato da alghe e organismi marini.

La prima stazione… con l’acqua della fontanella non potabile!?

Girando a sinistra e passando sotto una sorta di singolare portale in legno iniziamo la salita nel bosco, prima moderata e poi via via sempre più impegnativa.
Le tabelle del sentiero geologico conferiscono all’escursione un valore aggiunto che rende tutto più piacevole.

Dopo circa 15′ (i tempi che riporto sono quelli della mia escursione in famiglia registrata con Strava, https://www.strava.com/activities/3949096928, non siamo atleti ma sportivi e teniamo un discreto passo) troviamo il primo punto di interesse: un torrente che scende dallo Siciliar ha inciso la roccia, portando alla luce ciottoli di varia natura. Insieme alle rocce sedimentarie (in ordine cronologico: Arenaria rossa della Val Gardena, Formazione di Werfen e Dolomia dello Sciliar, risalenti grosso modo a 250-230 milioni di anni fa) troviamo rocce vulcaniche. Quelle verdi, insieme ad altre pietre laviche generalmente di colore scuro, sono testimonianza di una “breve” (circa 1 milione di anni…) fase esplosiva che devastò le scogliere coralline del Triassico e conferì al paesaggio dolomitico il tipico alternarsi di rocce chiare e scure visibili ancor oggi.

Altri 10′ e siamo a un bivio dove dobbiamo scegliere come iniziare l’ampio anello. Possiamo proseguire a sinistra, verso la malga Prossliner, oppure (come abbiamo fatto noi) restare sulla destra, passare accanto a un un bel tavolo che invita a una sosta con merenda e iniziare un lungo e impegnativo tratto in salita (ma con l’altra soluzione scopriremo poi che non sarebbe cambiato granché, anzi…).
Si risale il pendio, spesso alberato, superando alcuni punti in cui molti tronchi, presumibilmente abbattuti dalla tempesta Vaja, sono stati sagomati in curiose facce, animali e figure varie.

Siamo nel tratto più impegnativo del percorso, ma la salita è così ripida che il dislivello viene coperto in poco più di mezz’ora e ben presto un cartello con l’invito a tenere i cani al guinzaglio annuncia che il rifugio Malghetta Sciliar (Schlernboden) è dietro l’angolo. Il piccolo pianoro a quota 1700 che ci accoglie è molto bello e panoramico. Oltre alla malga troviamo una sorta di area pic-nic tra i massi e una piccola cappella eretta in ricordo degli alpinisti morti a causa di incidenti nella zona dello Sciliar.

Piccola divagazione culinaria: alcuni siti su internet parlavano di una specialità della malga, gli gnocchi all’ortica, che però non ho visto sul menu. Ho assaggiato invece dei canderli fritti ripieni di cioccolato accompagnati da una pallina di gelato. Il giudizio? Beh, diciamo che devono piacere le cose fritte!
Dopo la piacevole sosta alla malga si prosegue per saliscendi (un po’ più “sali” che “scendi”) superando le incisioni di altri piccoli torrenti che prendono vita alla base dello Sciliar e hanno portata molto variabile a seconda delle condizioni meteo. Alcuni passaggi, pur non difficili, richiedono un po’ di attenzione per evitare di scivolare nei sottostanti ghiaioni. Non c’è più traccia del sentiero geologico; scopriremo poi che le altre 6 stazioni si trovano sull’altro versante della gola.

Molti sono i torrenti che incidono il pendio

Giungiamo così dopo meno di 30′ ad un bivio, il punto più alto della nostra escursione, a 1820 metri di quota in vista dei prati dell’Alpe di Siusi. Proseguendo in salita si potrebbe raggiungere il rifugio Bolzano (2457 m); ma l’obbiettivo è di chiudere l’anello del sentiero geologico e così proseguiamo per altri 15′ circa tra rocce e verdissimi prati di piante medicinali verso la malga Prossliner (Prossliner Schwaige, 1740 m). Qui ho apprezzato la presenza di una fontanella dove potersi rinfrescare; non è raro purtroppo che in Alto Adige i punti acqua vengano cancellati per indurre gli escursionisti alla consumazione in bar e ristoranti.

Lasciata la malga (da dove potremmo raggiungere in breve l’ampio pianoro dell’Alpe di Siusi) inizia la discesa che ci riporterà ai Bagni di Razzes. Devo dire che, lette alcune recensioni, mi aspettavo una cosa più semplice. In diversi tratti il sentiero è ripido e taglia un pendio molto scosceso. Alcuni punti esposti richiedono un piede ben saldo per evitare rovinose cadute. Questo per me non è un tratto adatto a famiglie con bambini piccoli, sia per i già citati passaggi sia per il rischio di caduta sassi, annunciato da una cartello nei pressi di una spettacolare cascata. I bimbi, secondo me, sarebbe meglio lasciarli in compagnia dell’adulto… più pigro nei pressi del punto di partenza dell’itinerario, dove c’è un attrezzatissimo parco giochi che li farebbe divertire un mondo! Doversi sorbire i loro capricci sul ciglio della gola, quando manca ancora un’ora di cammino, lo troverei spiacevole e anche un po’ pericoloso. Eppure alcuni commenti su internet sono di altro avviso; sarò forse io che non ho ho il giusto metro di valutazione? Forse è meglio lasciar parlare le foto.

Questo è sicuramente il tratto geologicamente più interessante. Cascate, masse di lava nera pietrificata, curiose formazioni rocciose e conoidi detritici che in caso di forti piogge diventano imponenti canali di scolo rendono ogni metro percorso degno di attenzione. Ricordiamo che tutte queste rocce si formarono nel periodo Triassico, il primo del Mesozoico, l’era dei Dinosauri. Parliamo quindi di formazioni che hanno oltre 200 milioni di anni!

La cascata che si raggiunge scendendo dalla malga Prossliner. Sono evidenti le masse laviche intruse nelle rocce dolomitiche durante l’epoca chiamata Ladinico, circa 230 milioni di anni fa.

Giunti quasi in fondo alla gola, dopo uno spettacolare ponte in legno che ci riporta sul versante orografico sinistro, troviamo un’altra bellissima cascata. Pur essendo capitati lì in una delle più calde giornate dell’estate 2020, non avremmo potuto rinfrescarci sotto quell’acqua decisamente troppo fredda! È stato comunque un piacere godere della frescura degli schizzi nebulizzati mentre i bolzanini stavano boccheggiando con i 35 gradi registrati in città!

L’ultima, bellissima cascata trovata lungo il nostro cammino. È impostata nelle rocce della formazione di Livinallongo.

Subito dopo questo ennesimo salto d’acqua il sentiero si ricongiunge al bivio di cui scrivevo prima, con l’invitante tavolo da pic-nic. Non restano quindi che gli ultimi 15-20 minuti per ridiscendere al parcheggio. Con il ritmo che abbiamo tenuto, il percorso (soste escluse) è stato coperto in 3 ore.

RIEPILOGANDO: percorso ad anello di grande interesse naturalistico con un dislivello in salita di circa 600 metri, della lunghezza di circa 10 km da percorrere in 2h 30′-4 h a seconda del passo. Alcuni tratti sono impegnativi, con pendenze importanti e fondo talvolta scivoloso, e per questo da evitare in caso di pioggia. Impossibile da fare con passeggini, impegnativo anche se si decide di portare un bimbo nello zaino… o almeno io non lo farei, anche se un paio di papà coraggiosi (o poco coscienziosi?) li ho incontrati! Passo fermo e un po’ di attenzione in alcuni tratti. Possibilità di ristoro lungo il percorso.

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