Ogni biglietto un sogno

Questa è la curiosa storia di un ciclista che parte da Bolzano per una breve vacanza in bici+treno con otto biglietti in tasca…

Bolzano, 14 aprile 2019. È mattina presto, piove, ma non importa. Un treno è pronto per partire e non mancherò certo all’appuntamento, dovessi infradiciarmi per coprire la manciata di chilometri che mi separa dalla stazione. Perché il programma è quanto di più emozionante possa esistere: tre giorni e due notti lontano da tutti e tutto, io e la mia bici, sul mare. Il mezzo che dopo vari tentennamenti ho scelto per questa avventura è una city bike, la più adatta ad un viaggio dove solidità e tenuta di strada hanno maggior importanza rispetto a peso e scorrevolezza.
Impiego qualche minuto per attraversare la città che ancora deve svegliarsi. Continua a piovere, ma i copriscarpe mi aiutano a tenere asciutte delle calzature comprate per questa occasione: non so se abbiano un nome specifico, si tratta di una suola in gomma con un po’ di tela intorno… utilissime perché occupano poco spazio, le utilizzerò nei momenti in cui vestirò in borghese. Il bagaglio è ridotto all’essenziale: una borsa agganciata al reggisella e una al manubrio, qualcosa in tasca e niente altro. Mi piace viaggiare con l’essenziale, questo è sicuro.
Una breve attesa in stazione e poi un salto sul treno diretto a Bologna… a me questo mezzo di trasporto piace tanto quanto detesto l’automobile, quindi un sacco e anche di più! ;-) Sistemo la bici e mi godo il viaggio, vedo gente, ascolto (volente o nolente…) i loro discorsi, maneggio il cellulare, sbircio il giornale, guardo il paesaggio e le località che attraverso… non c’è mai tempo per annoiarsi! Proprio mentre sto arrivando a Bologna scambio quattro chiacchiere con un “collega” germanico, sulle spalle qualche annetto più di me, che mi dice di essere diretto in Toscana: che bellezza, potrebbe essere lo spunto per una prossima avventura!
In stazione c’è tempo per un panino, gli spazi sono grandi e muoversi con la bici non è un problema, non lo è mai stato neanche in quelle piccole a dire la verità ;-)
Ecco il Bologna-Taranto, lo guardo arrivare al binario con l’emozione di un bambino a cui hanno promesso un bel giocattolo, perché quel ciuf ciuf mi porterà al mare! :-D Non sto più nella pelle, eppure il tempo non è un gran che, il rischio pioggia è concreto, ma io VIVO di queste cose: aria aperta, acqua, sole, vento, nuvole, ma soprattutto… bici e mare! Per passare il tempo, mentre a una a una sfilano le varie stazioni delle località emiliano-romagnole, bombardo il nowcasting Emilia Romagna del forum di Meteonetwork di segnalazioni. Piove a Forlì, la collina di Bertinoro è incappucciata nelle nubi, verso Cesena schiarisce, a Rimini si intravede il sole, ne scrivo tante perché vorrei dimostrare quanto conosco e quanto amo questa terra sperando che mi considerino uno di loro, per me sarebbe una soddisfazione enorme, ho vissuto decenni incastrato tra le montagne e sarebbe ora di riaprire mente e polmoni.
Ecco, sono a Riccione, salto giù dal treno aggrappato alla mia bella accolto da un’aria tiepida che profuma di mare, una vera e propria carezza per l’anima.
Appoggio la bici a un muretto e in pochi minuti mi trasformo in un ciclista vestito di tutto punto: scarpe con attacchi, pantaloncini a tre quarti, giacca catarifrangente, casco, occhiali; il resto è finito nelle borsette, mi servirà questa sera.
Pronti via, e il primo obbiettivo è, ovviamente, guardare il mare! Prendo la prima traversa e mi butto verso l’azzurro… non appena l’orizzonte si apre è come se riprendessi fiato dopo mesi di apnea. La spiaggia con i suoi colori variopinti, il fruscio delle onde, la brezza, ogni cosa è una gioia indefinibile, forse perché legata ai ricordi belli di quando ero bambino.
Il cielo è nuvoloso, ma fortunatamente non piove. Mi muovo con scioltezza perché questi posti li conosco bene, i lunghi periodi di vacanza trascorsi in zona mi sono serviti per impararne a memoria la geografia. In un attimo sono sulla ciclabile che corre lungo la spiaggia, varco il confine con il comune di Misano, località alla quale sono particolarmente legato, e mi sento meravigliosamente A CASA. È tutto semplice e lieto, imbocco la ciclabile che attraversa Misano e mi trovo a Cattolica, supero il ponte pedonale e comincia la regione Marche :-D È un’emozione dopo l’altra, meravigliosamente belle, ma la migliore è lì, dietro la curva, dove inizia la mia adorata Panoramica! Un attimo di lucidità per ricordarmi che non mangio da ore e davanti ho una quarantina di chilometri tra pianura e saliscendi, ma il richiamo della foresta è troppo forte e dopo aver ingoiato una piadina sono di nuovo in sella. Al primo tornante supero un gruppo di turisti, è incredibile che anche con una giornata così, in aprile, ci siano stranieri che pedalano sulla Pano! Ecco Gabicce Monte, svolta a destra e via con il toboga verso la Vallugola. Il freschino si fa sentire, mi rendo conto di essermi vestito proprio il giusto… ma non è certo questo che riempie la mia mente perché sta iniziando l’ascesa a Casteldimezzo! I pini, le curve, gli scorci, il pendio verde, la strada che spiana, il camping, la retta sul mare, l’incrocio, lo strappetto e ci sono, ci sono! Ecco la mia anima, proprio lì, aggrappata alla staccionata a guardare il mare, mi aspetta, come sempre… agganciamento! :-)
Un grande sospiro, lo sguardo che si perde verso l’infinito colorato di azzurro, che bello se si fermasse il tempo proprio adesso… ehi, dai, devo arrivare a Fano e minaccia pioggia, però la foto di rito al cartello non la salto di certo ;-)

La Strada delle Rive per Fiorenzuola sarebbe chiusa, ma non per me… un passaggio lo si trova e giù a capofitto per il ritorno sulla Pano, il passaggio a Fiorenzuola con la doverosa sosta nel parchetto con vista mare ai piedi della chiesetta, poi si prosegue con i mille su e giù tra il profumo dei pini verso Santa Marina Alta.
Sono passate le 16:30 quando inizio la discesa verso Pesaro. Il vento è sempre stato contrario, ma non importa, non c’è nessuna fretta, mi gusto luoghi e scorci che amo e ai quali ormai do del tu in un’atmosfera molto diversa da quella estiva. Una foto panoramica di Pesaro, l’ingresso in città, la “bicipolitana” che percorro con tutta calma, l’inizio della ciclabile per Fano, gli sguardi verso il mare, la sosta alla fontanella. Poi Fosso Sejore e finalmente Fano che si profila in lontananza. Sono un po’ stanchino e la luce del giorno comincia ad affievolirsi… sarà l’emozione, il fresco più fresco di quello che mi aspettavo, ma gli ultimi chilometri si rivelano più difficili del previsto, complice anche un vento dispettoso. Una volta superato il ponticello che porta in centro mi perdo un attimo, poi recupero l’albergo e mi ci ficco al volo. Una bella doccia calda e inizia il lavaggio degli indumenti che dovrò usare domani mattina. A un certo punto il bagno sembra una lavanderia, c’è roba appesa un po’ ovunque mentre io armeggio con il fohn, ci vorrebbe una foto :-D
Qualche minuto per recuperare e via per una visita al singolare centro storico di Fano. Mangiare non è un problema, basta un piatto di pastasciutta. Curioso: quando sono in ufficio continuo a spiluccare porcherie, quando pedalo con vista mare mangio come un uccellino… è perché quando VIVO la mente vola alta e le necessità del corpo perdono importanza… la spiritualità che guadagna spazio sulla fisicità, e tutto grazie alla bici!
Bene, la pastasciutta è andata giù, ora una bella nanna e domani si riparte: destinazione… altro mare ovviamente!

Il percorso del primo giorno tracciato da Strava

Sveglia la mattina presto, colazione e alle 9 sono già in stazione, il sole deve ancora sorgere e fa un bel fresco. Il dubbio è quanto possa aver recuperato gli strapazzi del giorno prima. Tutto sommato l’età non è più verdissima e potrei pagare il viaggio, il freddo e gli sforzi. Ecco il mio treno, è il regionale veloce Bologna-Taranto, un gran bel treno! In testa ha il portabici, fortuna che non è ancora stagione di cicloturismo perché i posti sono limitati. Rimanere a terra sarebbe una disdetta, significherebbe uno stravolgimento dei piani, in una vacanza di tre giorni perdere due ore non è una cosa trascurabile.

La bici sul Regionale veloce Bologna-Taranto

Niente di tutto questo: si viaggia veloce lungo la costa e in breve raggiungo Ancona. Comodo cambio e via per Porto Recanati mentre il massiccio del Conero, l’obbiettivo di giornata, si fa sempre più vicino! Passo diversi paesini e poi… meraviglia! Alla stazione di Loreto la mole del santuario che sovrasta tutto è qualcosa di pazzesco, una bellezza impressionante. Il bello è che io d’arte e architettura non ci capisco nulla, ma come già capitato a Spoleto anche un ignorantone come me può cadere vittima della sindrome di Stendhal :-D Altra favolosa emozione da mettere nel libro dei ricordi!
La stazione successiva è la mia, scendo a Porto Recanati e grazie al GPS in breve sono al B&B che mi ospiterà fino a domani. La struttura è molto bella e la proprietaria gentile e disponibile, con 30 euro ho a disposizione ben più di una camera d’albergo!
Mi aspetta la riviera del Conero e l’ascesa fino al Belvedere, ma qualcosa dovrò pur mettere in pancia prima della pedalata. Mi avventuro per le vie di Porto Recanati, è piccola ma ben fornita e trovare qualcosa da mangiare al volo non si rivela difficile. Rientro velocemente in camera e mi preparo… che emozione, è tutto nuovo, si parte all’avventura! Dalla cittadina una pista ciclabile diretta a nord mi permette di pedalare per qualche chilometro in totale relax, ma anche quando rientro sul lungomare il traffico è scarso: che bello approfittare di queste giornate di primavera, con il sole tiepido e l’aria fresca! Il vento oggi è girato, e quindi ce l’ho nuovamente in faccia, ma non si può volere tutto dalla vita :-D
In pochi chilometri sono a Marcelli, poi all’ingresso di Numana la strada inizia a risalire il promontorio del Conero. Pedalo con un ritmo piuttosto allegro, ma la fatica semplicemente non esiste, questo è PIACERE PURO per lo spirito. Gli sforzi di ieri, oltretutto, non hanno lasciato nessuna traccia. Ma è normale: la stanchezza che sentiamo nella vita di tutti i giorni è solo MALE DI VIVERE, il prezzo da pagare per una vita “normale”, buona per produrre il massimo reddito. Non pensiamoci, almeno oggi.
Entro a Sirolo e mi trovo in una piazza a picco sul mare di una bellezza strepitosa, sembra di essere in un quadro con le scogliere bianchissime e il mare turchese che più turchese non si può, da passarci la vita! Una sosta e qualche foto sono d’obbligo.

Esco dal paese e dopo un paio di chilometri imbocco la salita che porta al parcheggio sommitale, così è chiamato sulle mappe, scoprendo che quello che mi aspetta non è uno scherzo: oh, devo salire a 533 metri di quota ma sembra di scalare lo Stelvio! La pendenza supera spesso la doppia cifra e a un certo punto ho quasi paura che non bastino i rapporti, con la bici da corsa sarebbe una bella impresa salire di qua, a meno di non chiamarsi Marco Pantani! Il traffico è praticamente nullo e a momenti tra la macchia mediterranea si aprono scorci favolosi verso il mare e verso la costa italiana che scende verso sud… posso vivere solo di questo per il resto dei miei anni, solo di questo? Lo voglio, lo voglio con tutte le mie forze!
Ecco il piazzale in cima, ma la mia strada non finisce qui, svolta a sinistra e dopo un chilometro in ascesa inizia uno sterrato che corre lungo una zona militare brulicante di cartelli intimidatori; mi tengo alla larga puntando l’obbiettivo di giornata che si chiama “Belvedere nord”. Ci arrivo dopo una breve discesa sterrata. Altra meraviglia delle meraviglie…

Vista dal Belvedere nord

Spacca il cuore lasciare posti così, com’è possibile che si affrontino viaggi lunghissimi verso paesi esotici quando abbiamo questi giardini fatati sotto casa? Non lo capirò mai, ma forse è meglio così, me li tengo per me e gli altri vadano pure in capo al mondo ;-)
Discesa a rotta di collo e altra destinazione: la spiaggia di Portonovo, costa nord del Conero. Ci si arriva lambendo il paesino di Poggio e, dopo un’ulteriore ubriacatura di panorami sul mare, scendendo a capofitto verso la costa… il fatto è che dopo dovrò anche risalire la china :-P
Altro mare turchese, altri scorci di fiaba, eccone uno fra tanti ;-)

Sulla spiaggia di Portonovo

È ora di tornare, questo mi suggerisce la mia proverbiale prudenza ;-) Ci sarebbe la spiaggia di Mezzavalle e la risalita lungo un sentierino dalle pendenze pazzesche, ma per oggi ho fatto davvero abbastanza. Non è tanto la stanchezza, quanto il fatto che ora ho bisogno di una bella doccia e di una passeggiata fronte mare in modalità pensionato, anche quella è una delle gioie della vita!
Attraverso Poggio e mi lancio verso la costa sud contando finalmente su un po’ di vento a favore. Scatto un paio di foto al calcare che caratterizza queste zone (l’occhio dell’appassionato di geologia ogni tanto prende il sopravvento!) e poi il meritato rientro a Porto Recanati.
La cena è quanto di più spartano si possa immaginare: un paio di vaschette di verdura comprate al banco del supermercato, un panino e un dolcetto preconfezionato, una cena che definire frugale è quasi un complimento :-D ma per oggi l’anima è sazia, e tutto il resto conta davvero poco.

Il percorso del giorno 2

Sarà una bella nanna, cullata dal rumore del mare, e sarà un risveglio MASSICCIO E INCAZZATO, in forma smagliante nonostante i due giorni di sballottamenti! Questa è la vita di cui ho bisogno, questo vuole il mio corpo e il mio spirito, di questo hanno assoluto bisogno!
Il viaggio non è finito, ma siamo agli sgoccioli purtroppo.
Raccolgo le mie poche cose e mi presento in largo anticipo alla stazioncina di Porto Recanati; sono stato fin troppo largo nel programmare le tappe, ma va benissimo così. Momento di panico (vabbè, esagero) quando sulla fiancata del treno non trovo il classico pittogramma dedicato alle biciclette: quindi su questo convoglio non si potrebbe salire con le due ruote! Magari ho sbagliato io nel consultare le tabelle, o forse no, ma ancora una volta il personale si mostra disponibile e mi fa salire comunque… sta andando tutto a meraviglia in questo viaggio anche quando non dovrebbe :-D
Cambio ad Ancona e via verso Pesaro per l’ennesimo giro di giostra sulla Panoramica, sono come un bimbo che non vorrebbe scendere mai nonostante i richiami della mamma.

Un bacio a Fiorenzuola, una carezza a Casteldimezzo e poi giù verso Gabicce, Cattolica, Misano e Riccione, non prima di aver salutato Marcello il bagnino, Chiara la gestrice del residence a Misano, i proprietari dell’appartamento a Cattolica… non so se ha un senso, ma voglio tenere saldo i legami con questa terra, non si sa mai che un giorno… chissà!
Mi fermo al sole tiepido di Riccione e torno nuovamente, per l’ultima volta in questo viaggio, in borghese. Sistemo le ultime cose, non ci sta più tutto nelle borsette che avevo preparato meticolosamente due giorni prima e sono costretto a riporre qualcosa in una borsa di nylon a parte.
L’importante è che non perda i biglietti.
Frugo nelle tasche e me li trovo in mano, li guardo e nasce una curiosa considerazione. Sono partito con otto biglietti, ognuno di essi ha rappresentato la tappa di un sogno dove cielo, bici e mare sono stati i miei compagni di viaggio. Ogni volta che salivo su un treno sfilavo da quel  blocchetto un jolly da consegnare al controllore per un nuovo giro di giostra e un nuovo sogno.
I biglietti a un certo punto sono finiti, ma i sogni rimangono. Anzi, da questo viaggio esco con una rinnovata convinzione: la mia vita è questo, non è altro, niente altro, niente altro. Io che fotografo la bici al cartello di Casteldimezzo e guardo l’orizzonte mentre il mondo si ferma, almeno per un attimo. Io che attacco, alto sui pedali, l’ascesa al Conero. Io che faccio una sosta incantata a Sirolo. Io che sgrano gli occhi sul mare dal Belvedere. Io che saluto per l’ennesima volta la Panoramica con un “arrivederci” colmo d’amore, ma anche di malinconia perché potrebbe essere un addio. Io che risalgo sul treno asciugandomi una lacrima e mi infilo nuovamente in questa valle che mi ricorda sempre più una gabbia brutta e grigia, da dove fuggire per rivedere il blu del cielo e il turchese del mare.
L’ultimo biglietto mi ha riportato alla realtà. Ma la speranza è di ripartire. Per non tornare.
Quel giorno di biglietti ne basterà uno solo.

Terzo e (purtroppo) ultimo giorno…

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