Un inverno al telefonino

Nei prossimi mesi il mio sguardo sarà fin troppo spesso rivolto al cellulare, perso dinnanzi a questo concentrato di tecnologia miniaturizzata. Me lo troverò tra le mani, a scrutarlo nervosamente, ogni volta che vorrò evadere da una realtà che non mi piace.
Ma non, come si potrebbe pensare, per comporre bislacchi e inutili messaggi, oppure a perdermi in chiacchiere con un improvvisato e magari annoiato confidente.
A cos’altro può servire, dunque, questo diabolico marchingegno?
Per svelare l’arcano, va premesso che una delle sue tante funzioni consente di impostare come sfondo del display un’immagine, di spessore artistico o di pessimo gusto, a qualunque genere essa appartenga.
Ebbene, io ho scelto Casteldimezzo.
Ho già avuto modo di parlare di questa minuscola località, arroccata su di un colle a strapiombo sul mare, e di riconoscere che in quel borgo in fantastico equilibrio tra cielo e mare ho lasciato un pezzo del mio cuore. Per ognuno di noi esiste un luogo dell’anima, un angolo del mondo che sembra costruito su misura: io l’ho trovato.
Non sono, intendiamoci, un valente architetto che ha adocchiato chissà quali preziosità artistiche, né ho la sensibilità necessaria per apprezzare cultura e tradizioni locali; quello che mi ha rapito è il contesto ambientale in cui Casteldimezzo viene a trovarsi, a metà strada tra la terra e il mare, senza appartenere né all’una né all’altro.
Mi piace immaginarmi nel suo silenzio in un pomeriggio invernale, placidamente affacciato al tiepido sole, a scrutare l’orizzonte verso l’entroterra e le sue variopinte colline, per poi voltarmi verso il mare, liberando lo sguardo nella sua serena immensità.
Ecco, può sembrare un po’ patetico, ma io per mesi rimarrò aggrappato a quella figurina sgranata, grande poco più di un francobollo, che appare sul display del mio cellulare; la conserverò gelosamente quasi fosse un moderno santino e la stringerò tra le dita quando, tornate le scomodità dell’inverno, ricomincerà l’attesa per quei pochi giorni di vacanza e di contemplazione.
Mi dovrò accontentare, per qualche tempo.
Ma tornerò, mio adorato Casteldimezzo.
Aspettami!

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